sabato 2 novembre 2013

Self publishing o non self publishing? Questo è il dilemma!

Sinceramente resto senza risposte al dilemma e con una serie di dubbi centuplicati forse causati da un certo pessimismo-realismo che mi sto trascinando dietro J
È evidente che il fenomeno sia largamente diffuso in America, è evidente che così si dà spazio e possibilità a tutti di pubblicare, è evidente che come dicono quelli assolutamente contrari tutti pubblicheranno, anche quelli che, pur non sapendo mettere tre parole in fila, si credono grandi scrittori… Quello che mi sconcerta e mi fa dubitare parecchio anche della pubblicazione con un editore è constatare come il 98% di quello che mi piace leggere (fantasy, Urban fantasy, narrativa) è praticamente spazzatura; roba con errori, refusi, frasi sgrammaticate… e questo sarebbe quasi passabile se almeno il contenuto brillasse per originalità e spessore, almeno arrivasse a stimolare un minimo di emozione.
I gradi editori pubblicano per lo più quello che sanno farà mercato e tendenza, è stata l'alba dei vampiri lanciati dalla Meyer e ora lentamente e per fortuna si stanno abissando lasciando il posto ad angeli e demoni. Si può quasi prevedere il ciclo di vita di una creatura mitica e prevedere da quale altre verrà soppiantata. Però mentre qui in Italia ci fanno leggere a iosa solo e soltanto questo, in America ci sono vampiri, licantropi, angeli, demoni, folletti, centauri e chi più ne ha più ne metta. Inutile dire che quello è il paese dove la gente legge, dove tutti sanno scrivere, dove tutti i libri diventano best seller e tutti gli scrittore dei fenomeni, dove tutti vanno dallo psicologo... e allora mi chiedo come mai quelli leggono e noi?
Ci sarà un dannato motivo per cui quelli oltre oceano si dedicano più di noi alla lettura e perchè non sanno distinguere un capolavoro da un altro?... mi dovrò documentare per ora non voglio lanciarmi in ardite e poco costruttive speculazioni.
A conti fatti le grandi case editrici sono aziende che devono far profitto, è scontato che inseguono le logiche del mercato e si spingono verso mercati sicuri favorendo l'uscita di quei prodotti ormai collaudati. Non resta altro da fare che importarci dall’estero quelli che sono considerati best seller o grandi capolavori, ma che una volta letti lasciano l'amaro e la delusione perchè tranquillamente potrebbe averli scritti chiunque sappia un minimo scrivere.
Il peggio poi è quando  decidono di pubblicare quello che hanno in casa, scelta assai rara per cui tocca brindare al miracolo, dici lo compro per solidarietà con un autore emergente italiano che deve farsi conoscere. Quando apri il libro pieno di speranze perchè in quarta di copertina ti scrivono le migliori recensioni, scopri che quello che la grande casa editrice ti ha pubblicato non solo ti fa  venire l’orticaria ma ti chiedi come mai il tuo romanzo non ha mai ricevuto risposte e non è mai arrivato alla pubblicazione? Eppure l'hai scritto in un italiano comprensibile, la storia ha fatto emozionare più di qualcuno, i verbi sono ai tempi giusti, il contenuto è persino originale, c'è persino il messaggio che volevi comunicare... eppure non è abbastanza, ma il fenomeno che hanno pubblicato sia inglese che italiano non scrive meglio di te... i dubbi aumentano e alla fine lo pensi: domani mi pubblico da solo o mi apro una casa editrice perché pare proprio che anche dietro marchi blasonati non c’è vera selezione e cura.
Una delle ultime spettacolari stelle del firmamento letterario che ho letto era il libro di una tizia che è stata paragonata a Jane Austen! Le ho dato il beneficio del dubbio perchè amo Jane Austen e perchè io do sempre una chance ai nuovi autori, comprando in primis i loro libri, mi sono detta magari la ragazzina è veramente un fenomeno... e invece è un'accozzaglia di roba semi-erotica che farebbe venire i capelli dritti pure alla divina Austen se fosse ancora in vita per l’accostamento ardito. A qualcuno il testo sarà piaciuto, l’avrà trovato romantico e pieno di pathos perché alla fine non tutti abbiamo gli stessi gusti; l’arte è soggettiva, pure davanti a un quadro c’è chi può piangere di commozione o restare indifferente.
A questo punto se l’editore pubblica per vendere e tirare l’acqua al suo mulino, sapendo che quegli x lettori che comprano ci saranno sempre perché leggono questa roba e non fanno caso alla cura dell’opera mi chiedo che senso abbia non pubblicarsi.
Un libro che non arriva in libreria, che non sia bellamente esposto su uno scaffale, è un libro che resta invenduto. Un libro che si pubblica da sé è un libro che deve fare il suo tam tam sul web. È un libro che parte già in salita così come quando un autore emergente pubblica con una piccolissima casa editrice.
Non vedo il rischio che si possa acquistare tanta spazzatura perché purtroppo è quello che facciamo già troppo spesso a prezzi spropositati, senza contare che si può scegliere di non comprarlo, si può scegliere di aspettare delle recensioni, si può scegliere di leggere un estratto per farsi almeno un’idea, si può scegliere la versione ebook se mai costasse di meno.
Io sinceramente mi comporterò come sempre, acquisterò quello che da trama mi ispira e probabilmente come ora resterò per il 98% delusa, ma almeno posso dire di averci provato e potrò far critica di fatti concreti e non di luoghi comuni.
Sono aperta all’innovazione che la tecnologia ci porta, non la guardo con terrore come fosse un mostro tentacolare pronto a distruggere l’editoria italiana, come a suo tempo sono stati visti gli ebook…
L’innovazione è progresso e in questo caso è persino creativo, chissà che in milioni di inetti si nasconda un Leopardi, uno Shakespeare, una Austen… perché non dargli la possibilità? In fondo il coltello dalla parte del manico ce l’ha sempre il lettore che può scegliere di non comprare!

E voi lettori che ne pensate?
 
Licio

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