martedì 20 giugno 2017

Segnalazione anteprima: Un cuore bastardo di Sonia Alemi


Titolo: Un cuore bastardo
Autore: Sonia Alemi

Trama:
Mi chiamo Samantha, per lungo tempo ho pensato che fare l'amore fosse come possedere un'abilità, un talento particolare che o lo si possiede appena nati oppure si cerca di farne a meno accontentandosi alla meno peggio...
Adesso, dopo che ho avuto quest'ultima batosta, mi è tutto chiaro perché penso, finalmente, di aver scoperto che il sesso mi piace, ho una naturale inclinazione a goderne dispensando piacere... eh no, non sono una ragazza facile! 
Sto solo cercando una rivalsa su tutti gli uomini che mi hanno ferita. 
Perché io faccio tutto seguendo solo i miei sentimenti, sì con il mio cuore che è come un cucciolo randagio, appena trovo qualcuno che mi dà un po' d'attenzione facendomi una bella faccia e due moine io come una stupida me ne innamoro... adesso basta non ci sto più!
Ho finalmente capito che devo fare ordine nella mia vita non accontentandomi più, decidendo che ho bisogno di un uomo di polso che mi sappia guidare, che sappia prendermi per il verso giusto... quando conoscerò due uomini che stravolgeranno la mia vita per sempre, uno tradendomi subdolamente mentre l'altro cercherà di salvarmi ad ogni costo da me stessa.


PROLOGO

Lachlan mi guarda freddamente mentre finisce di mettere a posto il fusto della birra sotto al sifone.
«È già passato il tuo uomo a ritirare la tua paga, ovviamente ho detratto quanto mi doveva per tutte le volte che ha consumato senza pagare». 
«Ma erano i miei soldi quelli! Perché li hai dati a Jamie? Lo sai che è inaffidabile e lui li spenderà tutti in bevute o in qualsiasi scioccezza e io non li riavrò mai, tu non dovevi proprio darli a Jamie... E poi, non sei sempre stato tu ad offrirgli da bere ogni volta che veniva in questo buco?», sono disperata, con l’acqua alla gola, quei soldi mi servono subito. Adesso! Devo scappare da questo posto che mi sta lentamente divorando, assorbendo, sto rischiando di diventare sempre più apatica come è successo a Jamie e ai suoi amici che non hanno più speranze nè aspettative dalla vita. La loro vita si è ridotta solo a cercare di scroccare qualche bevuta occasionale o a cercare di raggranellare i soldi per un altro spinello. Mi guardo intorno con disprezzo, questo posto è squallido e puzza di umanità rassegnata e stanca che affoga nell'alcol i propri fallimenti.
«Oh ma bene, ora la signorinella dei quartieri alti fa pure la schizzinosa? Questo buco ti andava bene sino a ieri! Adesso, solo perché hai litigato con quel fannullone del tuo ragazzo, non ti va più bene niente. Tempo un paio di giorni e tornerai qui a supplicarmi di riprenderti in questo buco ah, ah, ah». Ridendo sguaiatamente mi volta le spalle, congedandomi in modo definitivo, mentre riprende il suo lavoro.
E adesso? Come farò... dove diavolo si sarà andato a cacciare quel brutto ladro bastardo? E quando lo avrò trovato come caspita farò a costringerlo a ridarmi i miei soldi?
Piango, sono sempre più disperata, sopraffatta dal pessimismo – mi sento per la prima volta sola in questa città che non conosco molto bene, non c'è nessuno che possa consolarmi e darmi una mano – i miei pensieri si fanno sempre più cupi mentre esco dal THE HOLE, mai ci fu nome più appropriato. Perché il pub dove ho lavorato negli ultimi mesi qui a Belfast è esattamente questo: un buco! 
Piove ancora, accidenti a me che non ho portato l’ombrello… no, anzi, accidenti a Jamie che me lo ha fregato! Anche l’ombrello gli metterò in conto sulla lunga lista delle beffe e dei danni che mi ha causato. Questo tempo di merda tipico di Belfast lo ricorderò fino alla fine dei miei giorni. E adesso cosa succederà? Dove andrò?
Sempre più scoraggiata e stanca mi trascino sotto la pioggia battente tirando dietro questo stupido trolley contenente i miei pochi averi e i miei tanti e inutili sogni infranti.
Devo trovarlo, devo dirglielo, sbattergli in faccia la triste verità, ha ucciso i miei sentimenti per lui, voglio trovarlo per potergli tirare in faccia i pezzi del mio stupido cuore infranto. Ho bisogno di gridargli in faccia tutto il mio disprezzo. Urlargli che è un vero bastardo. 
In preda all'abbattimento scanso i passanti con l'ombrello, le lacrime si mescolano alla pioggia quando osservo una coppia felice che corre abbracciata sotto il riparo improvvisato di un impermeabile, rischio di affogare nel dolore, non posso fare a meno di paragonare la loro felicità al casino in cui si è trasformata la mia vita dopo aver conosciuto Jamie, James Ó Brian il ragazzo che mi ha fregato il cuore e.… il portafoglio! 
Eccolo. L’esimio avvocato Sean Ó Coinneach, ex diplomatico, nonché futuro candidato alla carica di senatore nel parlamento irlandese. 
Ha aperto la porta di scatto, è evidente che stava aspettando qualcun'altro e che non si sognava nemmeno lontanamente di vedermi, è invecchiato dall’ultima volta che l’ho incontrato in tribunale, sembra triste e stanco ma forse è solo la mia impressione. 
«Che sei venuta a fare qui? Dov'è tua madre? Lo sapete bene che non voglio più fra i piedi nessuna di voi due!», mi squadra duramente dalla testa ai piedi, sono immobile sull’uscio di casa sua mentre guarda preoccupato alle mie spalle, sto per vomitargli in faccia tutto il mio tormento e la mia rabbia nei suoi confronti, voglio finalmente un confronto a tu per tu da persone adulte, cercare di capire perché ci odi e ci disprezzi così tanto. 
«Papiiii» Mi giro e resto impietrita, una splendida donna bionda sta chiudendo la portiera di una macchina mentre due bambine identiche risalgono il vialetto di corsa... esamino sbigottita le due splendide gemelline con i miei stessi stupidi colori, i miei stessi stupidi occhi, il mio stesso fottutissimo stupido viso che è la fotocopia del mio fottutissimo padre! 
Lo osservo, con grande dolore, prendere in braccio amorevolmente le sue creature e baciarle teneramente sul capo, equamente, come un bravo padre deve fare… 
Iniziando a scendere le scale affranta, mentre un buco enorme mi si apre nel petto proprio dove pochi minuti fa batteva il mio cuore, sento sua moglie chiedere incuriosita, «chi è tesoro? Ha un viso familiare», la bionda mi osserva con simpatia. 
Sto andando via abbassando gli occhi a terra per non farle scorgere tutto il mio dolore, sono totalmente distrutta dalla vista di quella famiglia felice, quando lo sento dare l’ultimo colpo mortale al mio stupido cuore. 
«Nessuno amore mio, solo uno dei tanti casi pietosi che mi ritrovo persino davanti alla porta di casa!», e così dicendo chiude il portoncino di casa alle loro spalle tagliandomi fuori. È come se che quella porta venisse chiusa sulla mia vita, sulla mia stupida esistenza. 
D’accordo, non ti ha sbattuto davvero la porta in faccia, non l'ha chiusa forte. L’ha accostata solo, delicatamente… ma con questo gesto mi ha dato l'ennesima prova di quello che, ahimé, già sapevo: non mi vuole! 
Piango senza ritegno, mentre cammino, per non dare spettacolo, mi fermo su una panchina e nascondo la testa nella mia borsa soffocando lì dentro, in mezzo alle carte delle caramelle che ho mangiato e ai biglietti del bus usati, il mio dolore e i miei singhiozzi che si fanno sempre più forti e, mentre faccio finta di cercare qualcosa nella borsa e celare ai passanti i miei occhi gonfi per le troppe lacrime versate, mi ripeto, come uno stupido disco messo in loop. 
Che t’importa? Fregatene, tu un padre non l’hai mai voluto! 
Fa male però essere sempre rifiutata da lui e poi vederlo infine felice con altri figli! 
Da oggi voglio vivere solo per me stessa, vivrò alla giornata quindi e non mi importa più di chi non mi vuole conoscere e mi rifiuta, in futuro donerò me stessa solo a chi mi dimostrerà affetto, comprensione, partecipazione o almeno un minimo di attenzione e che diamine! 

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