venerdì 18 maggio 2018

Recensione: Come se tu non fossi femmina. Appunti per crescere una figlia di Annalisa Monfreda

Cari lettori, "Come se tu non fossi femmina. Appunti per crescere una figlia" di Annalisa Monfreda, edito da Mondadori,  è il libro di cui vi parlerò oggi!

Titolo: Come se tu non fossi femmina. Appunti per crescere una figlia.
Autore: Annalisa Monfreda
Editore: Mondadori (collana Gaia)
Genere: Narrativa contemporanea
Data di uscita: 24 Aprile 2018
Pagine: 168
Costo: 9.99 euro Ebook Formato Kindle; 
Copertina flessibile 16,00 euro (attualmente in offerta a 13,60 euro)

Trama:      
"Scriveva come una donna, ma come una donna che si è dimenticata di essere donna; sicché le sue pagine erano piene di quella curiosa qualità sessuale che appare soltanto quando il sesso non è consapevole di se stesso." Così diceva Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé . Così cerca di dire Annalisa Monfreda alle sue due figlie, durante una vacanza on the road tra sole donne. Strada facendo, tra esplorazioni nella natura e vagabondaggi urbani, l'autrice mette a punto una lista di lezioni che vorrebbe che le figlie imparassero nel loro cammino di crescita. Seguire i desideri e diffidare dei sogni. Prendersi cura della propria felicità prima di badare a quella degli altri. Coltivare l'ambizione, scoprendo che non è altro che ostinazione. E inseguire la bellezza, in sé e negli altri. "La bellezza non è perfezione, ma verità. Quello che le nostre figlie dovrebbero inseguire nello specchio, con o senza l'ausilio del make-up, non è la vicinanza o lontananza da un particolare modello, ma la messa in scena migliore della propria autenticità. Quando ci riescono, dico loro: 'Sei bellissima'. Ebbene sì, lo faccio. Perché alle bambine si dice 'bella' e ai maschietti 'bravo'? Io dico anche il resto. Ma quando vedo la bellezza-verità non riesco a non riconoscerla." Come se tu non fossi femmina è un libro che supera gli stereotipi di genere per offrirci una prospettiva nuova e illuminante sull'educazione delle figlie. Scritto come un Thelma & Louise familiare e tenerissimo, è un avvincente viaggio di formazione capace di rivelare il profondo significato di essere donna.

Chi è Annalisa Monfreda?
Annalisa Monfreda è nata a Bari nel 1978 e si è trasferita a Milano seguendo la passione per il giornalismo. Nei primi anni della sua carriera si è occupata di Africa e Medioriente, vincendo numerosi premi. Oggi è direttrice di “Donna Moderna” e “Starbene”. Ogni settimana, nella rubrica “Appunti” di “Donna Moderna”, riflette sui fatti di attualità e sull’evoluzione del ruolo della donna nella nostra società. Questo è il suo primo libro.

Recensione
Questo libro nasce da un viaggio in Croazia che la Monfreda si ritrova a fare da sola con le sue due bambine di 9 e 6 anni a causa di un impegno di lavoro improvviso che costringe il marito a rimanere a casa e nasce dai dubbi e dalle incertezze che la Monfreda si ritrova inizialmente a vivere… lei che è disordinata e totalmente priva di senso dell’orientamento non si sente in grado di affrontare questa vacanza da sola! Ma questo senso di spaesamento vissuto da lei non dura molto…per fortuna direi, perché alla fine questo viaggio tutto al femminile, si è dimostrato un toccasana per l’autostima dell’autrice, ma anche lo spunto per le riflessioni che hanno dato vita a questo libro.

“Raccontarsi ai bambini è come guardarsi in uno specchio senza filtri.”

“Come se tu non fossi femmina. Appunti per crescere una figlia” è un libro che in un certo senso potremmo definire autobiografico, perché l’autrice ci racconta tanto della sua vita; è infatti partendo da ricordi della sua vita e da quelle che sono le esperienze che si ritrova a vivere in questa vacanza tutta al femminile, che regala a noi lettori, ma soprattutto alle sue figlie, 50 lezioni di vita che potrebbero aiutarci a sdoganare quelli che sono gli stereotipi di genere e che hanno come scopo quello di aiutare le bambine/ragazze a svincolarsi dal classico ruolo di donna presente nell’immaginario collettivo per cercare di vivere la vita senza pregiudizi.
Ma come si fa se poi, nonostante gli insegnamenti che si cerca di dare ai propri figli, questi vengono comunque influenzati dalla società in cui vivono? Ecco un piccolo assaggio della risposta che l’autrice cerca di dare alla domanda:

“Compiacere chi non ci tratta da femmine non può che aprirci universi nuovi. L’importante è accorgersi per tempo della propria scintilla. Saperla riconoscere in mezzo a tutti i condizionamenti che riceviamo.”

In questo libro l’autrice non mette parole buttate lì a caso… ogni lezione di vita nasce da un esempio; ogni discorso fatto è ancorato alla realtà e ad episodi di vita vissuta o a citazioni tratte da libri che studiano il femminismo.
Citazioni che, per me, sono forse troppe anche se sempre ben contestualizzate perché, a dire la verità, gli insegnamenti più belli vengono dai racconti di vita dell’autrice stessa e dalle interazioni con le sue due bambine, che la riportano sempre all’ordine e non gliene lasciano passare liscia neppure una ma anche dai racconti legati alla sua famiglia di origine… una famiglia matriarcale con prevalenza di donne e in cui gli uomini sono vissuti nell’amore per le loro donne… mogli, figlie o nipoti che fossero.
Quello che mi ha anche colpita è il finale del libro, devo dire che sono rimasta sorpresa perché è finito ma è come se non fosse finito; devo ammettere che, mentre leggevo, nella mia mente mi ero prefigurata altro ma devo anche dire che l’epilogo scelto dell’autrice è poi quello giusto, quello che lascia, per me, l’insegnamento più importante di tutti!
Ovviamente non vi dirò qual è, così come ho volutamente scelto di non rivelare nessuna delle 50 lezioni di vita che troviamo nel libro perché è bello che le scopriate leggendolo il libro stesso e vivendolo attraverso la vita dell’autrice!
Vi lascio però una frase tratta dal libro che mi ha particolarmente colpita e che mi ha portato a riflettere su quanto è difficile il mestiere del genitore:

“E’ che a volte, nel tentativo di educare bene, imponiamo una diversità ai nostri figli che diventa una gabbia. Cercando di proteggerli da quelli che riteniamo cattivi condizionamenti, finiamo per condizionarli ancora di più. La sfida, difficile ma entusiasmante, è crescerli forti e sicuri di sé, capaci di costruirsi un’identità come sintesi unica e irripetibile di tutti i condizionamenti, reinterpretati alla luce della propria personalità.”

Concludo con quella che è una curiosità che è rimasta a me: marito e figlie, nel libro, non vengono mai chiamate per nome, sono Lui, la novenne e la seienne… chissà perché!

Rossella

Nessun commento:

Posta un commento