Recensione

Relentless. Fino all’ultimo respiro di Anne L. Evans

gennaio 14, 2026 Alessandra 0 Comments

Buongiorno miei adorati Bon bon natalizi, oggi vi porto con me in una lettura che mi ha scavato dentro più di quanto avessi previsto: Relentless. Fino all’ultimo respiro di Anne L. Evans. Un romanzo che non accarezza, ma incide; che non accompagna, ma trascina nel cuore pulsante del dolore, dell’amore e della rinascita. Preparatevi, perché questa non è una storia semplice: è un viaggio emotivo che lascia senza fiato… fino all’ultimo battito. Questo libro è edito da Sperling & Kupfer.
Titolo: Rentless. Fino all'ultimo respiro
Autrice: Anne L. Evans
Editore: Sperling & Kupfer
Genere: Romance Contemporaneo
Trope: Opposites attract, Second chance, Slow burn, Emotional baggage, Dark past
Pagine: 592
Costo: E-book 9,99€, cartaceo 15,90€ non incluso in kinlde unlimited
Data di pubblicazione: 16 Luglio 2024
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La vita di Ophelia è all'apparenza perfetta. Ex ballerina di danza classica, bellissima e ricca, è figlia dell'avvocato penalista più famoso di New York e frequenta l'ultimo anno alla St. George High School. Da quando tre anni prima la madre è venuta a mancare, però, la sofferenza che l'ha travolta è diventata quasi impossibile da sopportare. Ophelia si ritira in giornate di solitudine e indifferenza, entrando in una spirale di dipendenze e depressione in cui farsi del male sembra l'unico modo per sentire meno dolore. Ma guarire le ferite con altra sofferenza non può aiutarla a lasciarsi quel passato turbolento alle spalle. Tutto cambia il giorno in cui ritrova Dimitri, il ragazzo conosciuto qualche anno prima tra i banchi di scuola, che non ha mai dimenticato. Lui è diverso dagli altri; Ophelia sente di essere indissolubilmente legata a lui ma i suoi sentimenti non sono ricambiati. O almeno così crede. D'altronde, i loro mondi sono agli antipodi, ma forse l'amore è l'unica arma per salvarli e riempire il vuoto che si portano dentro.
Ci sono libri che si leggono, libri che si vivono… e poi ci sono libri che ti attraversano come una tempesta, lasciandoti addosso il profumo della pioggia e il peso delle nuvole scure. Relentless. Fino all’ultimo battito è stato questo per me: una lettura che ho amato e odiato nello stesso istante, che mi ha abbracciata e ferita, che mi ha mostrato quanto il dolore possa trasformarsi in verità e quanto l’amore, quando è reale, sia capace di illuminare anche le notti più profonde.

Non è stata una lettura semplice. Anzi, più volte ho pensato di fermarmi, di chiudere il libro per proteggermi dal groviglio di emozioni che Anne L. Evans riesce a evocare con una delicatezza disarmante. La sua scrittura è morbida, quasi sussurrata, ma ogni frase porta con sé una lama sottile capace di incidere nel punto esatto in cui cerchi di tenerti al riparo. È una carezza che brucia, un abbraccio che fa tremare. È dolcezza che diventa dolore, e dolore che diventa verità.

Ophelia… lei è il cuore vivo e ferito che tiene insieme ogni pagina di questa storia. Imperfetta, complessa, contraddittoria fino a spingerti al limite della frustrazione, eppure incredibilmente vera. Non è la classica protagonista forte, impeccabile, sempre pronta a fare la scelta giusta: Ophelia inciampa, sbaglia, si chiude, scappa. Ma lo fa con quella sincerità brutale che solo chi ha sofferto davvero può mostrare. E il risultato è che non riesci a lasciarla andare. Non riesci a giudicarla. Ti resta addosso come una mano che stringe la tua, silenziosa ma determinata. La sua fragilità diventa specchio, richiamo, carezza.
Mentre leggevo, sentivo un bisogno quasi fisico di proteggerla, di avvolgerla, di dirle che non è difettosa, che il dolore non la rende meno degna d’amore. E, in quel desiderio, mi sono accorta che stavo tendendo le braccia anche verso quella parte di me che, come lei, ha conosciuto il vuoto troppo presto, quel tipo di silenzio che lascia cicatrici invisibili ma perenni.

E poi c’è lei, quella scena. Una sola, piccola, ma capace di travolgere tutto: il loro primo bacio.
Non ero pronta alla sua delicatezza, alla precisione chirurgica con cui l’autrice ha trasformato un gesto semplice in un terremoto emotivo. È come se, in quelle poche righe, due anime sospese si fossero finalmente trovate. Ho pianto. Non un pianto elegante o contenuto, ma un pianto vero, crudo, liberatorio. Quelle lacrime che arrivano quando smetti di combattere ciò che senti e ti lasci attraversare. In quel momento ho percepito due ferite che si toccavano con timore e coraggio allo stesso tempo, due cuori che, pur spezzati, provavano a battere all’unisono.
È stato devastante. Ed è stato meraviglioso.

Senza parlare del momento in cui Dimitri sceglie di dire la verità al padre di Opelia, quelle pagine mi hanno spezzata e ricomposta nello stesso istante.
Ho trattenuto il fiato, avrei voluto urlare, avrei voluto impedirglielo. Perché sapevo che ogni parola sarebbe stata un colpo al cuore. Ma sapevo anche che era necessario. Amare, a volte, è proprio questo: prendere decisioni che l’altra persona non è più in grado di affrontare. Esporsi all’odio pur di proteggerla. Essere il cattivo della situazione per salvarle la vita. E quel gesto, così doloroso e coraggioso, ha fatto capire quanto l’amore, quando è davvero amore, sappia diventare sacrificio.

Il rapporto tra Dimitri e Ophelia è puro, profondo, imperfetto, umano. Li ho sentiti vivi sotto la pelle, li ho sentiti sbagliare, cadere, rialzarsi. E, attraverso loro, ho sentito accendersi anche dentro di me un calore inatteso, quasi una forma di guarigione. Ho rivissuto il peso della perdita, che conosco fin troppo bene, ma ho sentito anche quella sensazione di non essere veramente soli. Quella consapevolezza che qualcuno, da qualche parte, ti tiene in piedi quando non riesci a farlo tu.

Perché a volte, per poter rinascere, serve affondare del tutto."

Non tutto è stato perfetto: ci sono state parti più lente, momenti in cui avrei voluto che la storia scorresse più velocemente. Ma forse quella lentezza era necessaria. Forse era il tempo di cui serviva per respirare tra una ferita e l’altra.

Quello che so è che Relentless mi ha fatto piangere come pochi libri sanno fare. Non lacrime leggere: lacrime pesanti, che portano via qualcosa e lasciano qualcos’altro al loro posto. Mi ha messo a nudo, mi ha costretta a guardare dentro zone che solitamente evito.

E poi… il capitolo extra.
Una bomba emotiva. L’ho divorato con il cuore in gola e la mente che chiedeva “ancora, ancora”. Vorrei davvero che ci fosse un ulteriore extra, un piccolo spazio in più per respirare ancora accanto a loro.

Questo libro mi ha colpita nel profondo, nel bene e nel male. Mi ha ferita e curata. Mi ha fatto arrabbiare e mi ha fatto sperare.
E, soprattutto, mi ha ricordato che alcune storie non sono semplici letture: sono ferite che diventano luce.

Lo consiglio? Assolutamente sì. Ma con il cuore in mano.
Perché Relentless non è solo un romanzo: è un viaggio emotivo da cui si torna cambiati.



Vostra Alessandra.

















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