venerdì 27 aprile 2018

Recensione: Dentro il bosco di Lukas Erler

Carissime lettrici oggi vi parliamo di un nuovo thriller: Dentro il bosco di un apprezzato autore tedesco: Lukas Erler, edito Newton Compton.

Titolo: Dentro il bosco
Autore: Lukas Erler
Editore: Newton Compton
Genere: Thriller
Pagine: 286
Costo: 3.99 € ebook, 10.20 € copertina rigida

Trama:
Cornelius Teerjong è uno storico dell'arte, rimasto cieco a causa di una malattia ereditaria. Ha un carattere rigido e una certa tendenza al cinismo. In occasione del «Documenta 13», un evento culturale a Kassel, in Germania, viene informato del ritrovamento del suo amico Henk de Byl, assassinato da un finto giardiniere. Il delitto è reso ancora più macabro dai segni di tortura sul corpo della vittima: è stato pugnalato e gli sono state asportate le palpebre, come se l'assassino volesse lasciare un messaggio. Nelle trentasei ore successive, a Rotterdam, in Olanda, viene trovato il corpo di Ruud van Bouveret, che presenta le stesse menomazioni del cadavere di de Byl. Teerjong, insieme alla fidanzata, la giornalista Jenny Urban, decide di indagare sugli omicidi, a cominciare da un possibile legame tra le vittime. C'è un filo sottile, infatti, che sembra condurre al passato, a un crimine incomprensibile che scosse il mondo diciassette anni prima. Passo dopo passo, Cornelius e Jenny si avvicinano sempre di più al killer... Ma più cose scoprono di lui, e meno sono sicuri di volerlo davvero incontrare.

Chi è Lukas Erler?
È nato a Bielefeld, in Germania, nel 1953. Lavora come logopedista da più di vent’anni. I suoi romanzi sono stati selezionati per il premio Friedrich Glauser e nel 2015 ha ricevuto la prestigiosa “Piuma di Sageberger” per il suo primo romanzo. Attualmente vive in Nordhessen con sua moglie.
Recensione:
Eccomi a parlarvi di un nuovo thriller che ho apprezzato…ma forse non per gli aspetti che ci si potrebbe aspettare in prima battuta da un libro di questo genere.
Quello che ho davvero amato sono stati i due personaggi principali: due uomini forti che hanno dovuto affrontare delle vere e proprie tragedie dalle quali sono però stati letteralmente forgiati. Sono due uomini che sanno cosa voglia dire amare, soffrire, avere paura di perdere se stessi e tutto ciò che amano. Cornelius Teerjong, nel corso del libro, ci racconta molto di sé, della propria vita, dei sogni realizzati o persi, del calvario affrontato con la progressiva perdita della vista fino alla completa cecità e ci introduce in un mondo privo di luce, di colori ma non per questo privo di bellezza ed armonia. L’autore ha mostrato una notevole sensibilità nel descrivere il mondo percepito da chi ha perso la vista e mi ha permesso di intuire come possa apparire loro la realtà basandosi sui sensi rimasti.
Circa due anni e mezzo fa, ho fatto una scoperta eccezionale: ho scoperto che l’acqua che cade mi consente una percezione acustica del mondo che mi circonda. Non so perché mi ci sia voluto così tanto, forse il mio udito ha avuto bisogno di tempo per svilupparsi. … Ovunque nel giardino vi erano interruzioni, differimenti e imprecisioni che mi rivelavano i contorni delle cose.”
La passione per la pittura ha forgiato tutta la mia vita. E poi mi sono dovuto fare una ragione del fatto che non avrei mai più potuto vedere una di queste opere d’arte. Quando ho capito che quello stato era davvero definitivo, sono crollato.”
L’assassino invece è un uomo che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra, della perdita, dell’annichilimento dell’essere umano ma che ha risalito la china, è riuscito a ricostruirsi una vita, un futuro ed a diventare un uomo realizzato fino a che, una sera, poche parole in una lingua straniera, lo fanno riprecipitare nel baratro e fanno emergere un desiderio di vendetta mai completamente sopito. Un desiderio così forte da fargli rischiare tutta la sua vita.
Si ricordava cosa aveva provato in quel momento: una furia travolgente lo aveva sovrastato come una nube rossa, impadronendosi della sua testa. … Quando ci ripensò, capì che le parole riportate su quel pezzo di carta erano state di fondamentale importanza per l’altra sua vita. Avevano acceso il suo odio, un carburante con un elevato numero di ottani, che aveva tenuto in vita il suo motore per tutti quegli anni…”
Un narratore esterno onnisciente ci presenta i fatti, i luoghi, le situazioni, i personaggi in modo dettagliato lasciando molto spazio alle sensazioni, alle emozioni.
Ho apprezzato molto lo stile di scrittura, fluido e pulito in cui i dialoghi tradotti sono però spesso intervallati con frasi in lingua originale olandese e tedesca. Tale scelta ha sicuramente caratterizzato l’aspetto stilistico del libro ma, a tratti, mi ha lasciata perplessa sia per la difficoltà nell’intuirne il significato (traduzione ovviamente presente alla fine di ogni capitolo, ma non così comoda da raggiungere con la versione elettronica) sia nel percepirne la scelta anche laddove non si trattasse di “frasi chiave”.
Quello che non mi ha catturata del libro è l’aspetto thriller in quanto ho avuto difficoltà a percepirne la suspance. La guerra e gli eventi dai quali si sviluppa il cuore della storia sono ben descritti ed intuibili nei dettagli fin dalle prima pagine; l’assassino rievoca gli eventi in più di una occasione così come Teerjong ed un investigatore li immaginano nelle loro intuizioni. Quando sono arrivata agli ultimi capitoli, la risoluzione del presunto mistero da parte dell’assassino stesso non è stata altro che una conferma più dettagliata di ciò che era stato già rivelato nelle pagine precedenti.
Mentre leggevo il libro non sono riuscita a vedere Teerjong come un novello investigatore, anche perché di indagini ne compie decisamente poche, quanto come un uomo disperato ma determinato che è disposto a tutto per arrivare a proteggere chi ama.
Il finale è parzialmente aperto lasciando intuire che si possa trattare del primo libro di una serie con protagonista Teerjong. Se così sarà, sarò sicuramente curiosa di leggere nuove avventure di questo professore d’arte che mi ha conquistato con la sua forza ed umanità, sperando però di ritrovare una maggiore suspance nella storia.

Elena Barbieri

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