Recensione
Vostra Alessandra.
Katabasis di R.F.Kuang
Buongiorno, mie adorate Creature della Notte Studentesca!
Se avete sempre sognato una biblioteca che odora di polvere… e di zolfo, oggi vi porto con me nei corridoi più spaventosi dell’Università: quelli che portano… all’Inferno.
Titolo: Katabasis
Autrice: R.F.Kuang
Editore: Mondadori
Genere: Fantasy Contemporaneo
Trope: Dark academia, Hell quest, Rivalità accademica, Moral ambiguity, Redemption,
Mitologia, Inferno dantesco, Rivals to lovers
Pagine: 576
Costo: E-book 18,99€, cartaceo 26,00€ non includo in Kindle Unlimited
Data di pubblicazione: 28 Ottobre 2025
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Una storia veramente infernale...Due studenti in viaggio nell'Oltretomba per salvare l'anima del loro professore... e forse perdere la propria. Un fantasy ispirato all'Inferno dantesco e un ritorno alle atmosfere dark academia di Babel.
Un’avventura piena di allusioni e illusioni, intelligente, cruenta e straziante, che mette allo scoperto insidie e giochi di potere del mondo accademico, senza mai perdere di vista cosa significhi avere un fragile cuore umano. – Leigh Bardugo
Malvagiamente acuto e inaspettatamente dolce: andare all’Inferno non è mai stato così divertente.– Shannon Chakraborty
Un perfetto mix di profondità letteraria, godibilità assoluta e audacia sfacciata. Kuang descrive il mondo accademico in modo unico e autentico, con la giusta dose di amore e rabbia. – Rebecca Roanhorse
Alice Law ha sempre avuto un solo obiettivo: diventare una delle menti più brillanti nel campo della magia. Per realizzarlo ha sacrificato molto: l'orgoglio, la salute, l'amore e, soprattutto, la sua salute mentale. Tutto per lavorare a Cambridge con il professor Jacob Grimes, il più grande mago del mondo. Ma poi il professore muore in un incidente magico di cui lei è forse l'unica responsabile. Ora Grimes è all'Inferno e Alice si mette sulle sue tracce: una lettera di referenze di Grimes, infatti, è decisiva per il suo futuro accademico, e neanche la morte potrà costringerla a rinunciare ai propri sogni. Peccato che anche il suo rivale negli studi, Peter Murdoch, abbia avuto la stessa idea. Con i racconti di Orfeo e Dante a far loro da guida, una scorta di gessetti con cui tracciare i pentacoli degli incantesimi, e desiderosi di dare un senso al loro traumatico percorso accademico, Alice e Peter partono alla volta degli Inferi con un'unica missione: salvare un uomo che nemmeno amano. Ma l'Inferno non è come quello raccontato nei libri, la magia non è sempre la risposta a tutti i problemi, e c'è qualcosa nel passato di Alice e Peter che potrebbe trasformarli in alleati perfetti... oppure portarli alla rovina.
Katabasis di R.F. Kuang è uno di quei libri che ti attirano come un portale proibito: promette l’Inferno, Dante, la dark academia più gotica e spietata, e tu entri convinta di trovare un capolavoro assoluto… per poi scoprire un romanzo profondamente affascinante, intelligentissimo nelle intenzioni, emotivamente potentissimo nei personaggi, ma anche irregolare, sbilanciato e a tratti sorprendentemente superficiale nella sua costruzione. E no, non lo dico con cattiveria: lo dico da lettrice che questa storia l’ha amata nonostante tutto.
L’idea di base è meravigliosa: due studenti, Alice Law e Peter Murdoch, che scendono letteralmente nell’Oltretomba per recuperare l’anima del loro professore, non per amore o devozione, ma per sopravvivenza accademica. Già qui Kuang colpisce nel segno, perché Katabasis non è solo un fantasy infernale, ma una feroce allegoria del mondo universitario, dei giochi di potere, delle gerarchie tossiche, del culto del genio e della distruzione lenta e sistematica della salute mentale di chi prova a eccellere. L’Inferno non è solo sotto terra: è Cambridge, è il sistema, è l’ossessione di valere qualcosa solo se riconosciuti da chi sta sopra di noi.
Il richiamo a Dante è evidente, dichiarato, quasi ostentato, e se da un lato l’ho apprezzato tantissimo per coraggio e ambizione, dall’altro è proprio qui che il romanzo inciampa più volte. La rivisitazione dei gironi è estremamente disomogenea: alcuni sono potenti, evocativi, disturbanti, altri sembrano appena abbozzati, come se l’autrice non sapesse bene cosa farci o come reinterpretarli. Il deserto, in particolare, lascia addosso una sensazione di vuoto narrativo più che di dannazione: ci sei, lo attraversi, ma non ti resta davvero nulla. Al contrario, il girone di Dite e la cittadella è un momento altissimo del libro, uno di quelli in cui Kuang si libera, si diverte, costruisce un inferno vivo, pulsante, politico e simbolico, e la scrittura diventa magnetica, crudele, irresistibile. Lì sì che l’Inferno funziona. Lì sì che il viaggio vale tutto il prezzo pagato fino a quel momento.
Ma se Katabasis resta addosso, se nonostante le pecche strutturali continui a pensarci dopo l’ultima pagina, il motivo sono loro: Alice e Peter. Due protagonisti scritti con una profondità emotiva straordinaria, complessi, fragili, devastati e realissimi. Alice è divorata dal senso di colpa, convinta di essere responsabile della morte del professor Grimes, prigioniera di un’ambizione che le ha già tolto la salute mentale, l’amore e qualsiasi forma di equilibrio. Peter vive dietro una maschera di sarcasmo e distacco, nascondendo una malattia cronica e un terrore costante di essere visto come debole, inadeguato, “di troppo”. Sono rivali, si disprezzano, si pungono con parole affilate come lame… ma sono anche due anime spezzate che si riconoscono, loro malgrado.
Il viaggio negli Inferi diventa così un viaggio interiore devastante, dove la magia spesso fallisce e l’unica cosa che resta è la verità. Alice deve affrontare la paura di distruggere tutto ciò che ama, Peter quella di non meritare nulla di buono. La loro crescita non è elegante né lineare: è fatta di ricadute, silenzi, confessioni sussurrate e momenti di pura vulnerabilità. L’amore che nasce tra loro non è romantico nel senso classico, ma dolorosamente umano: una scelta consapevole di restare, di fidarsi, di attraversare l’Inferno insieme invece di fuggire. Ed è qui che Kuang colpisce più forte, ricordandoci che la vera salvezza non è evitare il dolore, ma smettere di affrontarlo da soli.
Lo stile è quello della dark academia più gotica: atmosfere cupe, riferimenti letterari, un senso costante di oppressione e bellezza decadente. A volte brillante, a volte fin troppo verboso, altre sorprendentemente rapido dove avrebbe meritato più respiro. È proprio questa alternanza a rendere Katabasis un romanzo imperfetto ma affascinante, uno di quelli che non riesci a definire “riuscito” in senso assoluto, ma che non puoi liquidare come deludente. È un libro che osa molto, centra tantissimo sul piano emotivo e tematico, ma perde qualcosa lungo la strada nella resa complessiva del suo stesso Inferno.
Io chiudo Katabasis con un giudizio onesto: 3 stelle, ma stelle dense, pesanti, piene di contraddizioni. È un romanzo che mi ha coinvolta, ferita, fatta riflettere, ma che avrebbe potuto essere straordinario se fosse stato più equilibrato, più coerente nella costruzione dei gironi e meno diseguale nel ritmo. R.F. Kuang resta una penna potentissima, lucidissima nel raccontare il potere, l’ambizione e la fragilità umana. Qui scende all’Inferno… e ne esce con qualche cicatrice di troppo, ma anche con una storia che vale comunque il viaggio.
Vostra Alessandra.



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